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97 risultati trovati con una ricerca vuota

  • Tra Sfide e Successi.

    Fin dall'adolescenza, ho sentito il richiamo del marketing, un'arte che è diventata una vocazione nella mia vita professionale. Mio nonno, un pioniere nel settore del marketing diretto al consumatore, ha instillato in me la passione per connettersi con le persone, comprendere i loro bisogni e creare esperienze che rimangano impresse nella loro memoria. All'età di sedici anni, ho iniziato il mio percorso nel mondo del Marketing Operativo, operando sul campo e apprendendo le sfide e le dinamiche proprie di questo affascinante settore. Mi sono immersa nelle attività quotidiane, guadagnandomi la fiducia delle squadre che avrebbero in seguito fatto parte del mio universo di responsabilità nella gestione delle risorse umane. Dopo un intenso periodo di formazione pratica, ho abbracciato con entusiasmo il ruolo di selezionatore, formatore e supervisore delle squadre, intraprendendo una sfida che ha arricchito profondamente la mia esperienza. La selezione e la formazione delle squadre non sono per me semplici adempimenti delle responsabilità lavorative; sono opportunità di dare vita a un gruppo di individui unici, ciascuno con il proprio bagaglio di talenti e prospettive. Plasmare e dirigere talenti è un'arte che va oltre l'aspetto operativo del lavoro: è il cuore pulsante della mia missione professionale. La selezione è come scolpire da un blocco grezzo di pietra, cercando di individuare le sfumature di abilità, motivazioni e personalità che contribuiranno al successo della squadra. È una danza delicata tra competenze tecniche e un'intuizione affinata nel riconoscere il potenziale di crescita di ciascun individuo. Una volta selezionati, il processo di formazione diventa il terreno fertile in cui questi talenti possono fiorire. La mia missione è trasformare gruppi di individui in squadre coese e dinamiche, in grado di affrontare le sfide con creatività e resilienza. La formazione non riguarda solo la trasmissione di conoscenze tecniche, ma anche la coltivazione di un ambiente in cui ogni membro si sente valorizzato e ispirato a dare il massimo. La supervisione delle squadre è il culmine di questo processo, un'opportunità di vedere il frutto del lavoro svolto insieme. Assistere alla crescita individuale e collettiva di ogni membro del team è una gratificazione che va oltre il successo di una singola campagna o evento. È il riconoscimento tangibile di un impegno profondo nel coltivare il potenziale umano. In questo ruolo, ho imparato che il successo non si misura solo in metriche quantitative, ma anche nell'impatto duraturo che si ha sulle persone coinvolte. Plasmare talenti non è solo un investimento nella crescita dell'azienda, ma anche nell'elevazione delle persone che lavorano con me. La leadership è un viaggio emozionante e continuo di scoperta, e ogni membro del team è una testimonianza vivente del mio impegno per l'eccellenza e l'ispirazione. Nel corso degli anni, ho avuto il privilegio di esplorare molteplici sfaccettature del Marketing Operativo, da cui ho tratto una vasta gamma di competenze che hanno plasmato in modo significativo il mio percorso professionale. Questa diversificazione non solo ha arricchito la mia comprensione del settore, ma ha anche contribuito a farmi evolvere come professionista, consentendomi di affrontare sfide sempre nuove e stimolanti. La gestione completa delle attività InStore Promotion è stata una delle pietre miliari del mio percorso. Navigare tra gli intricati dettagli di una promozione in negozio richiede non solo competenza tecnica, ma anche una comprensione profonda del pubblico di riferimento. Ho imparato a trasformare lo spazio di vendita in un palcoscenico, dove ogni dettaglio contribuisce a creare un'esperienza coinvolgente per i consumatori. L'orchestrazione di eventi di consumer engagement è stata un'altra frontiera entusiasmante. Creare momenti memorabili che vanno oltre la transazione commerciale è un'arte che richiede creatività e una conoscenza approfondita dei desideri e delle aspettative del pubblico. La capacità di connettersi emotivamente con i consumatori durante eventi è diventata una delle mie forze trainanti. La progettazione di campagne pubblicitarie sia online che offline ha rappresentato una sfida altrettanto stimolante. Nell'era digitale, capire come integrare in modo sinergico le strategie online e offline è cruciale. Ho imparato a navigare tra i mezzi di comunicazione, ad adattare i messaggi alle diverse piattaforme e a misurare l'impatto delle campagne in modo efficace. Affrontare settori diversificati è stata un'opportunità unica per ampliare il mio bagaglio di competenze. Ogni settore ha contribuito a plasmare la mia comprensione del Marketing in modo unico, ed ogni esperienza è stata una tessera fondamentale nel mosaico della mia carriera, un mosaico in continuo sviluppo che riflette il mio impegno per l'adattabilità in un settore in costante evoluzione. La mia carriera non è solo una serie di mansioni svolte, ma una storia di crescita personale e professionale. Ho imparato che il successo in questo campo richiede non solo competenza tecnica, ma anche una sincera dedizione a comprendere e soddisfare i bisogni dei consumatori. Ogni giorno è un capitolo in continua evoluzione di una storia appassionante. È un'avventura in cui la creatività, l'innovazione e la sfida diventano gli elementi fondamentali che guidano il mio percorso. Guardando al futuro, non vedo l'ora di immergermi ancora di più in questa dinamica esperienza, con l'entusiasmo di un'esplorazione senza fine. L'opportunità di innovare è ciò che rende il Marketing così affascinante. Ogni campagna, ogni evento è un foglio bianco su cui dipingere nuove idee, strategie e approcci. Sono pronto ad abbracciare nuove tecnologie, a esplorare nuovi modi di coinvolgere il pubblico e a sfidare continuamente lo status quo. La mia passione per l'innovazione è ciò che mi spinge a cercare costantemente nuovi orizzonti, cercando di superare le aspettative e di offrire esperienze sempre più straordinarie. Il filo conduttore della mia carriera? La crescita personale e professionale. Ogni sfida superata, ogni successo ottenuto e ogni ostacolo superato, e non, contribuisce al mio sviluppo continuo.

  • Il Successo dell’Empatia.

    Nel cuore dell'incantevole isola di Capri, ho avuto l'onore di dirigere una Boutique, un'esperienza che ha rappresentato una sfida e un trionfo personale. Il mio ruolo non si limitava alla mera gestione delle attività quotidiane: il fulcro risiedeva nell'empatia e nell'approccio umano che ho instaurato con il mio team. La selezione del personale non è mai stata un mero processo di reclutamento, ma un'opportunità di creare connessioni significative. Ho cercato ragazze che condividessero la mia visione e la passione per il servizio al cliente. Ogni membro del mio team è stato scelto non solo per le sue competenze professionali, ma anche per la sua capacità di condividere e incanalare l'energia positiva all'interno del gruppo. L'empatia è stata la chiave che ha sbloccato le potenzialità di ogni individuo. Ho cercato di instaurare un ambiente in cui ognuno si sentiva ascoltato e compreso. Ho cercato di comprendere le prospettive e i bisogni di ciascun membro del team, creando così un clima di fiducia e collaborazione. Questa profonda connessione ha reso possibile un flusso di comunicazione aperto e onesto. La formazione non è mai stata un evento isolato, ma un processo in continua evoluzione. Ho investito tempo ed energia, garantendo che fossero sempre all'avanguardia, contribuendo a creare un team altamente competente e sicuro di sé. Oltre alla formazione, ho fornito un costante supporto a ogni membro. Sia che si trattasse di consulenza professionale o di un incoraggiamento personale, ho cercato di essere presente in ogni fase del percorso lavorativo. Ho lavorato a stretto contatto con il personale, affiancandoli nelle sfide e celebrando insieme i successi. Questo approccio basato sull'empatia ha portato a risultati straordinari. Il mio team, unito e motivato, ha superato ogni aspettativa. La Boutique è diventata un punto di riferimento nell'isola, con clienti che non solo ritornavano per i prodotti, ma anche per l'esperienza straordinaria che il nostro team offriva. Ognuna delle ragazze che componeva il mio team ha apportato un valore unico e prezioso alla squadra. La loro diversità di prospettive e abilità ha contribuito a creare un ambiente di lavoro ricco e stimolante. Alcune di loro erano già conoscenti, eppure, vedere come ognuna ha saputo fare la differenza è stato una sorpresa anche per me. Le loro competenze si sono integrate perfettamente, ampliando le prospettive e portando nuove idee. Le trasferte sull'isola durante l'inverno, lontane dalla monotonia di una routine quotidiana, sono state per me una vera boccata d'aria fresca. Nonostante le sfide stagionali, ho trovato ispirazione e motivazione in questo ambiente unico, che ha contribuito a rinforzare il legame con il mio team e a consolidare la nostra determinazione nel raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi. Questo dimostra che la selezione accurata e l'approccio empatico nel reclutamento sono fondamentali per creare una squadra di successo e duratura. Con un briciolo di nostalgia, oggi passo davanti al negozio che per tre anni è stato non solo un luogo di lavoro, ma un autentico punto di incontro di esperienze e sfide affrontate insieme. L'esperienza è stata breve, ma intensa. Ogni giorno è stato un capitolo formativo unico che ha contribuito a plasmare la mia visione della leadership e dell'empatia nel mondo del lavoro. Chissà cosa riserverà il futuro? Forse, un giorno, mi ritroverete di nuovo a condividere nuove sfide con un team altrettanto straordinario?

  • Il Magico Mondo di Masha.

    Con Alberto e Giordana ho imparato che i cartoni animati possono avere un impatto sorprendente sulla mente e l'immaginazione dei bambini. Uno dei personaggi che ha catturato la curiosità e l'attenzione dei miei figli è Masha, la vivace protagonista di "Masha e Orso". Masha è una bambina che vive emozionanti avventure con il suo amico orso nella foresta. La sua natura curiosa, vivacità e spirito avventuroso rispecchiano molte delle caratteristiche di mia figlia Giordana. Ogni episodio diventa un'opportunità per immaginarsi nelle stesse situazioni, rendendo l'esperienza di visione coinvolgente e personale. Una delle cose che rende "Masha e Orso" così irresistibile è il suo umorismo spensierato. I momenti comici e le situazioni esilaranti in cui Masha si trova coinvolta fanno ridere sia i bambini che gli adulti. È bello vedere come un personaggio animato possa portare tanta allegria. La curiosità di Masha è contagiosa. Ogni episodio è un'opportunità per esplorare, sperimentare e imparare. Giordana, ispirata da Masha, spesso esprime la sua curiosità sul mondo che la circonda, aprendo la porta a nuove opportunità di apprendimento e scoperta. Un giorno l’ho trovata a disegnare ovunque e a dipingersi i baffi come Masha in uno degli episodi. Le storie di Masha sono semplici. L'amicizia che si sviluppa tra Masha e l'orso è un richiamo alla bellezza delle relazioni sincere. Ogni episodio trasmette un messaggio di affetto, empatia e comprensione che è importante per i bambini. Masha è un vulcano di emozioni, e i suoi visi espressivi e divertenti possono far sorridere chiunque. I bambini, specialmente quelli più piccoli, trovano facile comprendere le emozioni di Masha, il che rende il cartone ancora più coinvolgente. Masha, con la sua personalità spumeggiante e la sua curiosità, può facilmente diventare un punto di riferimento per molti bambini, influenzando il loro modo di affrontare il mondo e le nuove esperienze. Parliamo di "imprinting", un concetto studiato in psicologia, che si riferisce alla tendenza di un individuo, specialmente nei primi anni di vita, ad identificarsi con un modello di comportamento o con un personaggio. Tuttavia, alcuni genitori scelgono di non esporre i propri figli a questa serie per preoccupazioni riguardanti possibili cattive abitudini o comportamenti imitativi promossi dagli episodi. Queste preoccupazioni possono riguardare la mancanza di un filtro educativo o il desiderio di limitare il tempo trascorso davanti ai dispositivi elettronici, preferendo invece attività più interattive o all'aria aperta. La decisione di cosa far vedere o non far vedere ai propri figli è una scelta personale, che riflette le convinzioni e i valori individuali dei genitori in merito all'educazione e all'intrattenimento dei propri figli. Nonostante la preoccupazione iniziale per quanto riguarda l'influenza dei cartoni animati su Alberto e Giordana, ho imparato che entrambi devono essere accompagnati nell’apprendimento anche durante la visione di un cartone animato. Riflettendo su come Masha sia diventata una parte così significativa delle giornate dei miei figli, mi rendo conto dell'incredibile potere che certi personaggi possono avere nel plasmare il nostro modo di vedere il mondo.

  • Preparazione Psicologica per la Sicurezza.

    Nell’incertezza che avvolge la situazione dei Campi Flegrei, mi ritrovo immersa in una tensione, non dissimile da quella che molti condividono in questa situazione. La rabbia si fa strada, alimentata dalla consapevolezza di trovarsi in una situazione di potenziale minaccia, senza sapere come gestire questa complessa realtà. Come preparare la popolazione a un evento che potrebbe trasformare il quotidiano in un istante? Mi trovo a riflettere su come affrontare l'ignoto. Oltre alla scienza geologica, è l'aspetto psicologico che si presenta come un nodo cruciale. Non si tratta solo di conoscere i fatti e i dati, ma di comprendere come le emozioni e le percezioni si intreccino in questo scenario di potenziale pericolo. È impossibile dimenticare il tumultuoso periodo del Covid-19, quando la confusione e l'incertezza sembravano permeare ogni aspetto della vita quotidiana. In quei giorni, le istituzioni governative, spesso agendo nell'urgenza e nell'incertezza, hanno tentato di guidarci attraverso un territorio sconosciuto. Tuttavia, in molti casi, la linea tra informazione e disinformazione si è fatta labile, alimentando dubbi e sfiducia. In un momento in cui sembrava che tutto fosse sottoposto a un esame critico, è stato difficile discernere la verità. Quest'esperienza non ci ha insegnato quanto sia vitale non solo avere accesso a informazioni accurate e affidabili, ma anche sviluppare la capacità critica di analizzarle?? Ha rafforzato la consapevolezza del potere che la comunicazione detiene nel plasmare la nostra percezione della realtà, e ha sottolineato l'importanza di una cittadinanza informata e consapevole?? Non si fa altro che sentire o leggere persone parlare e discutere della situazione attuale dei Campi Flegrei, un'area vulcanica situata nella regione Campania, che da tempo destava l'attenzione degli esperti per la sua potenziale pericolosità. La comprensione di come la popolazione reagisca e si prepari a una possibile e realistica "minaccia" non riguarda solamente la scienza geologica, ma coinvolge anche l'aspetto cruciale della psicologia individuale e collettiva. Si ritiene che l'elemento centrale nell'affrontare la potenziale pericolosità di una minaccia sia la gestione dell'ansia e del panico che possono accompagnare la consapevolezza del rischio. L'ansia può manifestarsi in modi diversi, dalle preoccupazioni costanti all'agitazione fisica, e può avere un impatto significativo sulle decisioni e il comportamento di un individuo. Studi hanno dimostrato che l'ansia non è un sentimento irrazionale, ma una risposta emotiva innata che indica la percezione di una situazione potenzialmente pericolosa. Tuttavia, è altrettanto cruciale canalizzare questa energia emotiva in modi costruttivi. Ciò richiede strategie di gestione dello stress e dell'ansia che possano aiutare le persone a mantenere la calma e a prendere decisioni informate. Fornire informazioni precise e tempestive sulle misure di sicurezza potrebbe contribuire a ridurre l'ansia, offrendo alla popolazione un senso di controllo e sicurezza. In situazioni di emergenza, è importante educare la popolazione su come riconoscere e rispondere all'ansia e al panico nelle altre persone. La solidarietà e l'empatia tra i membri della comunità giocano un ruolo fondamentale nel fornire sostegno reciproco e nel contribuire a mantenere un ambiente di calma e cooperazione. Quando si affronta la potenziale pericolosità dei Campi Flegrei, è cruciale considerare le rappresentazioni mentali che le persone hanno di questa minaccia imminente. Le percezioni individuali del rischio vulcanico sono plasmate da una molteplicità di fattori, compresi l'esperienza personale, l'educazione, le informazioni mediatiche e persino le credenze culturali. Le immagini evocate dai Campi Flegrei, spesso associate a eruzioni catastrofiche del passato, possono generare ansia e preoccupazione. Le narrazioni sensazionalistiche nei media, se non bilanciate da una corretta informazione scientifica, possono amplificare la percezione del rischio, portando a un aumento dell'ansia collettiva. La comprensione delle rappresentazioni mentali è fondamentale per adottare approcci mirati nella preparazione della popolazione. Gli esperti devono lavorare per correggere e bilanciare queste percezioni, fornendo informazioni accurate e accessibili che rafforzino la comprensione reale del rischio. È importante sottolineare che le percezioni individuali possono variare notevolmente, e quindi la preparazione deve essere personalizzata per soddisfare le esigenze e le preoccupazioni specifiche di diverse persone e gruppi all'interno della comunità. L'obiettivo dovrebbe essere quello di creare una comprensione comune del rischio, che consenta alla popolazione di prendere decisioni informate e adeguate in caso di emergenza. La preparazione psicologica della popolazione nei confronti di una potenziale minaccia non può prescindere dal coinvolgimento attivo della comunità. Promuovere il coinvolgimento comunitario implica non solo diffondere informazioni, ma anche ascoltare e rispondere alle preoccupazioni e ai bisogni della popolazione. Organizzare incontri pubblici, creare gruppi di discussione o utilizzare piattaforme digitali può fornire uno spazio per la condivisione di informazioni e il rafforzamento del senso di comunità. Inoltre, incoraggiare la partecipazione attiva nella pianificazione di piani di emergenza può migliorare la comprensione e la fiducia nella preparazione. Coinvolgere membri della comunità nei simulacri di evacuazione o nell'elaborazione di strategie di comunicazione può contribuire a rafforzare il senso di responsabilità collettiva e a promuovere un atteggiamento proattivo. La preparazione collettiva non riguarda solo l'aspetto pratico, ma anche il sostegno emotivo reciproco. La condivisione di informazioni e la collaborazione nella preparazione possono aiutare a creare un ambiente di solidarietà che favorisce la resilienza della comunità di fronte a situazioni di emergenza. Una comunità ben informata, coesa e pronta a collaborare potrebbe fare la differenza cruciale nella gestione di situazioni di emergenza?

  • L’Arte della tangibilità.

    Nell'epoca digitale in cui viviamo, l'arte assume nuove forme e significati, trasformando il modo in cui interagiamo con le opere. La mia società, produttrice di contenuti digitali, ha in sè un mondo popolato da ologrammi, digital resurrection, VFX e tanto altro; tuttavia, mio figlio Alberto, quando si tratta di "gite", si dimostra piuttosto esigente. Un ricordo vivido risale a qualche tempo fa, quando lo portai a una mostra virtuale, immersiva, di Van Gogh a Napoli. Tuttavia, l'esperienza non fu all'altezza delle aspettative di Alberto. Dopo appena dieci minuti, sentì il bisogno di cambiare scenario e uscire. La nostra sete di arte era ancora insaziata, così decidemmo di dirigerci verso la vivace atmosfera della Pignasecca per deliziare il nostro palato con una deliziosa pizzetta. Oggi, invece, è stata un'altra storia! Una visita di un'ora e mezza al Balloon Museum ha offerto un'esperienza straordinaria, un connubio tra opere d'arte reali e interattività fisica. Le mongolfiere, imponenti (per i più piccoli) e vivaci, così come le palline e le bolle di sapone, hanno sorprendentemente catturato l'attenzione e l'immaginazione di Alberto. In questo spazio unico, l'arte contemporanea ha assunto una nuova forma di engagement. Le opere, sebbene fisiche e reali, hanno dialogato con il digitale in una sinergia che ha reso l'esperienza entusiasmante e coinvolgente. Alberto ha potuto toccare, esplorare e sentirsi parte integrante di questa esibizione straordinaria. La visita al Balloon Museum è stata una testimonianza del potere dell'arte di adattarsi e trasformarsi con i tempi. È stata un'esperienza che ha arricchito l'approccio di Alberto all'arte, aprendo nuovi orizzonti di comprensione e apprezzamento. In un mondo in cui la tecnologia e l'arte si fondono sempre più, questa visita è stata un punto di incontro tra il passato e il futuro, tra il tangibile e il virtuale. È stata un'occasione unica di apprendimento e crescita per mio figlio Alberto, che ha potuto sperimentare l'arte in una nuova dimensione.

  • Cambio di Prospettiva.

    Negli ultimi tre mesi, ho attraversato un periodo di stallo mentale che ha messo a dura prova la mia creatività e il mio benessere emotivo. Mi sentivo intrappolata in una sorta di nebbia mentale, incapace di trovare l'ispirazione o di prendere decisioni chiare. Ogni giorno sembrava una battaglia contro la mancanza di motivazione e chiarezza mentale. Tuttavia, tutto è cambiato quando ho ricevuto una sorprendente notizia lavorativa che ha scosso il mio mondo. È stato come se un interruttore dentro di me si fosse improvvisamente acceso. La sensazione di vitalità e di energia che ho provato è stata immediata, e ho potuto percepire chiaramente il mio cervello che ingranava come una macchina ben oliata. Sono rimasta affascinata dal potere che un cambiamento di prospettiva può avere sul nostro stato mentale. Quella buona notizia ha fatto molto più di sollevare il mio spirito; ha agito come un catalizzatore che ha liberato una cascata di pensieri e idee che sembravano inceppati. Dal punto di vista psicologico, questo evento ha dato il via a una vera e propria reazione a catena. L'emozione positiva che ho sperimentato ha attivato nel mio cervello una serie di processi che hanno influenzato il mio stato d'animo, la mia percezione delle situazioni e persino la mia percezione di me stessa. Mi sono sentita più motivata che mai, con una chiarezza mentale che sembrava quasi rinnovata. Le soluzioni ai problemi che prima sembravano insormontabili ora si presentavano chiare e accessibili. Non solo ho ripreso il controllo della situazione, ma ho anche riacquistato fiducia nelle mie capacità. Questo cambiamento di approccio ha dimostrato quanto sia potente la mente umana. Ha confermato che a volte, anche quando sembra che tutto sia in stallo, una scintilla di positività può essere sufficiente a far ripartire il motore della creatività e della produttività. Oggi, guardando indietro a quei tre mesi di stallo mentale, vedo quell'evento come un punto di svolta cruciale. Mi ha insegnato che il nostro stato mentale non è una condizione statica, ma può essere influenzato e modellato dalle esperienze e dagli eventi che incontriamo lungo il percorso. Ciò che sembrava un ostacolo insormontabile si è rivelato essere una potente lezione su come la nostra mente può trasformare le sfide in opportunità.

  • Conversazioni Inaspettate.

    Stamattina ho assistito a un'incontro sorprendente tra due giovani amici, probabilmente di circa 9 o 10 anni. Mentre si divertivano giocando a pallone, ho sentito che iniziavano a parlare di "stereotipi". Uno dei due ha chiesto all'altro cosa ne pensasse e se fosse normale che un ragazzo debba giocare a calcio, mentre una ragazza debba dedicarsi alla danza, senza poter invertire i ruoli. La risposta della bambina è stata semplice ma significativa: "Perché non giochiamo a palleggiare?". Forse non conosceva il termine "stereotipo", forse non aveva ancora una sua opinione formata, o forse semplicemente non sapeva cosa dire. I motivi potrebbero essere molteplici, ma una cosa è certa: a casa di quest'altro bambino, si affrontano e si discutono determinati argomenti. Educare i propri figli senza pregiudizi richiede impegno e consapevolezza. Spesso, i pregiudizi possono essere radicati nella cultura, nella società o nelle esperienze personali, e possono influenzare la percezione e il comportamento di una persona. Affrontare questa sfida con obiettività significa guardare al di là degli stereotipi e delle concezioni preconcette. Significa essere aperti a diverse prospettive e permettere ai propri figli di esplorare e comprendere il mondo senza vincoli limitanti. Questo approccio implica anche promuovere la diversità, favorire l'esposizione dei bambini a diverse culture, religioni, etnie, orientamenti sessuali e abilità. Inoltre, stimolare il pensiero critico, incoraggiare i bambini a fare domande e a analizzare le informazioni, sviluppa la loro capacità di valutare in modo indipendente ciò che vedono e sentono. Essere un modello di comportamento è fondamentale, poiché i genitori sono il primo punto di riferimento per i loro figli. Mostrare apertura mentale, rispetto per gli altri e accettazione della diversità è essenziale per insegnare loro a fare lo stesso. Allo stesso modo, parlare apertamente di pregiudizi e stereotipi offre ai bambini la possibilità di comprendere cosa sono e come possono influenzare le persone, promuovendo la tolleranza e il rispetto. Supportare la libertà di scelta è un altro aspetto cruciale, consentendo ai bambini di esplorare i loro interessi e di scegliere attività, hobby e percorsi educativi in modo libero, senza limitazioni basate su stereotipi di genere o altre concezioni predefinite. Infine, essere consapevoli dei media e della cultura pop è importante, poiché possono perpetuare stereotipi e rappresentazioni distorte della realtà. Monitorare e discutere ciò che i bambini vedono nei film, nei programmi TV e nei libri può aiutare a sviluppare una consapevolezza critica e una comprensione più profonda della diversità nel mondo che li circonda. Quanti di noi hanno modificato il finale di favole come Peter Pan o Cenerentola per renderli più inclusivi e meno influenzati da stereotipi di genere? Ricordiamoci che sono le piccole conversazioni come queste a plasmare la prossima generazione e a contribuire a un futuro più inclusivo e aperto.

  • Esperienza da Influencer.

    Uno dei corsi che ho seguito con grande attenzione è stato Digital and Social Media Management. In particolare, ho approfondito il tema della Digital PR & Influencer Marketing, un percorso formativo che mi ha fornito una visione dettagliata del mondo degli influencer e di come essi possano influenzare le dinamiche digitali. Un bel giorno ho deciso di intraprendere l'avventura di far diventare mia figlia Giordana un'influencer, più per gioco che per lavoro. Volevo capire meglio come funzionasse questo mondo, svincolando l'esperienza da qualsiasi aspetto professionale. Tuttavia, quello che ho scoperto è che questa impresa è tutt'altro che semplice, e dopo appena due settimane, ho realizzato che non faceva per me. L'ascesa degli influencer è un fenomeno affascinante che ha catturato l'attenzione di molte persone. L'idea di condividere passioni e interessi con una vasta comunità online è allettante. Volevo sperimentare questa realtà, anche solo per un breve periodo, per capire meglio cosa comportasse. Tuttavia, ciò che non avevo previsto erano le sfide che avrei incontrato lungo il percorso. Gestire un account influencer richiede tempo, impegno e una certa conoscenza tecnica. Ma a un certo punto mi sono posta una domanda: "A livello psicologico, la mancanza di like o nuovi follower potrebbe influire sull'influencer?" Credo che a livello psicologico, la mancanza di like o nuovi follower potrebbe certamente avere un impatto sull'influencer. Sicuramente può variare da persona a persona e dipende da numerosi fattori, come la personalità dell'influencer, le sue aspettative e le sue esperienze passate. Alcuni influencer potrebbero essere in grado di gestire questa situazione senza problemi, mentre altri potrebbero sentirsi frustrati o delusi. In ultima analisi, è un aspetto complesso e vario che può influenzare l'individuo in modi diversi. Nonostante non abbia mai avuto l'intenzione di intraprendere seriamente la carriera da influencer, ho sentito che immergermi in questa realtà a livello personale avrebbe potuto arricchire notevolmente la mia comprensione del mondo digitale. Per me, le esperienze personali sono una fonte di apprendimento insostituibile. Quello che ho vissuto durante questo breve periodo nel ruolo di influencer (per conto di mia figlia) ha gettato una nuova luce sulle dinamiche online e mi ha fornito spunti e conoscenze che ritengo di grande valore per la mia professione. A questo punto, vi starete chiedendo: influencer no, ma blogger sì? E chi lo può mai sapere?

  • E Fattel' Tu!

    Se c'è una frase che mi accompagna in ogni angolo della mia vita, è sicuramente l'espressione napoletana "E fattel' tu!". Spesso mi ripeto in testa queste parole. Le sento risuonare, quasi come un invito costante a non mettermi in gioco, a non cimentarmi in qualsiasi sfida o compito. In molti mi chiamano per ogni cosa, e lo fanno con una certa fiducia. Perché sanno che non ho paura di affrontare l'ignoto? Sono diventato il tuttofare di tutti. Questa predisposizione a mettermi in gioco non è solo una caratteristica personale, ma è diventata una sorta di "modus operandi". Da un lato ho imparato che non c'è limite a ciò che possiamo fare, basta avere il coraggio di provarci; ma dall'altro essere il "fattotum" di turno è molto impegnativo. Ogni volta che accetto una nuova sfida, che mi lancio in un nuovo progetto, imparo qualcosa di nuovo. Scopro nuove abilità, sviluppo nuove competenze e amplio i miei orizzonti. E sebbene talvolta possa sembrare scoraggiante, la gratificazione che deriva dal vedere i risultati del proprio impegno è impagabile. Ma c'è un'altra dimensione di questa filosofia che non va trascurata: l'empowerment degli altri. Il mio essere disponibile e pronta a cimentarmi in qualsiasi attività talvolta non sembra per niente essere contagioso. Spesso vedo le persone intorno a me che non osano e la maggior arte delle volte mi trovo sola in questa avventura. È come se la mia predisposizione a NON dire "E fattel' tu!" creasse un effetto a catena, ma una catena rilegata solo attorno a me. È importante trovare un equilibrio. Essere disponibili e pronti a mettersi in gioco non significa dover fare tutto da soli. In fondo, il vero spirito di questa filosofia è quello di incoraggiare tutti a credere nelle proprie capacità e a non temere l'azione. "E fattel' tu!" non è solo una semplice espressione, ma una vera e propria filosofia di vita. È l'invito a superare le proprie paure, a mettersi in gioco e a scoprire nuove potenzialità. È un richiamo a credere nelle proprie capacità e a non temere l'ignoto. E, alla fine, è il segreto per diventare il tuttofare di tutti, ma con orgoglio e soddisfazione.

  • Un pilastro alla volta.

    La vita da mamma e imprenditrice è un'esperienza straordinaria, ricca di gioie e sfide. La mia avventura è stata arricchita da una preziosa prospettiva: ho conosciuto mio marito, Adriano, sul posto di lavoro. Per anni, abbiamo condiviso gli stessi ambienti lavorativi e spesso anche idee contrapposte su come affrontare determinate situazioni. I contrasti erano inevitabili, ma proprio da quei confronti è nata una dinamica speciale. Abbiamo imparato a rispettare le diverse prospettive e a trovare soluzioni innovative. Quando la nostra relazione è passata dalla sfera lavorativa a quella personale, mi sono resa conto di quanto quel periodo di collaborazione abbia inciso positivamente sulla nostra comunicazione. Incontrarsi fuori dall'ufficio, con una nuova luce e un nuovo ruolo, è stato come scoprire un lato di Adriano che non avevo avuto modo di conoscere prima. Oggi, quando ci troviamo di fronte a decisioni importanti o momenti di scontro, so di poter contare su una comprensione reciproca che va al di là del semplice rapporto familiare. Grazie a quella preziosa fase di lavoro insieme, riesco a vedere Adriano non solo come mio marito, ma anche come un partner di squadra, capace di affrontare le sfide insieme a me. Un elemento cruciale all'interno della nostra relazione è la capacità di comprensione reciproca in situazioni di tensione o di decisioni importanti. Nonostante occasionali litigi seri, possiamo affermare che il nostro grado di fiducia e apertura nella comunicazione sia abbastanza solido. La fiducia nella comprensione reciproca denota un alto livello di empatia l'uno verso l'altro. Spesso siamo in grado di metterci nei panni dell'altro, di comprendere le prospettive e di rispettare le opinioni. Ci impegniamo per garantire che la comunicazione tra di noi sia efficace. Il passaggio da una relazione strettamente lavorativa a una relazione personale ci ha permesso di sviluppare la capacità di vedere l'altro come un individuo completo, al di là del contesto professionale. Con l'arrivo del nostro bambino, abbiamo scoperto quanto possiamo contare l'uno sull'altro in momenti di tensione, implicando che la nostra relazione è caratterizzata da un forte legame affettivo. L'idea di affrontare le sfide come una squadra, come facevamo sul lavoro, ci consente di collaborare e lavorare insieme per superare gli ostacoli. Nel nostro rapporto, emergono differenze nell'approccio alla risoluzione dei problemi e alla gestione delle difficoltà. Da un lato, c'è chi manifesta una mentalità più aperta, orientata verso una visione positiva delle situazioni critiche, e dall'altro, c'è chi potrebbe mostrare una prospettiva più conservatrice o prudente. Chi ha una mentalità più aperta (me medesima :D) tende ad affrontare le sfide con entusiasmo e creatività. Questa mia prospettiva può portare a soluzioni innovative e a una gestione delle difficoltà con un approccio flessibile, sebbene potrebbe talvolta deviarmi e farmi sottovalutare i rischi potenziali associati a determinate decisioni. Dall’altra parte, la prospettiva più cauta tende a valutare attentamente le opzioni e a considerare le possibili implicazioni a lungo termine. Il nostro approccio bilanciato, però, risulta al momento particolarmente efficace e la nostra esperienza professionale si è trasformata in uno dei pilastri per la vita familiare.

  • Uno sguardo al Grande Fratello.

    La maggior parte delle persone che conosco si sconvolgono quando dico loro di guardare, anche con grande interesse, il Grande Fratello. È un programma televisivo che nasconde dietro di sé una grande strategia, con un team che conosce e sa applicare le regole del marketing televisivo. Come le telenovelas e le serie tv, il GF non è nient’altro che una serie tv ambientata in una casa, la casa. Ogni lunedì (serata della diretta) e pare il giovedì quest’anno, i telespettatori attendono il momento di rivedere o conoscere l’inciucio, le confessioni, i litigi; il team del “dietro gli specchi” del GF crea la giusta suspence da far rimanere incollati al divano per 4 ore circa i telespettatori, creando, sempre, interesse, curiosità, emozioni. Una serie tv che varia da personaggio a personaggio, a seconda delle vicende della casa e dalle strategie che mutano di volta in volta per alzare l’audience. Ritengo che nessun programma televisivo in Italia riesca a mantenere alta l’audience a tale livello, facendoti rimanere sul divano anche durante la pubblicità (tanta, tantissima). La scorsa puntata ho messo “pausa” quando è stata lanciata la pubblicità: sono andata avanti di circa 6 minuti… Tramite la persuasione e la capacità di creare emozioni, si scatenano sentimenti “reali”; i giocatori seppur manipolati sono guidati verso la strada di un pianto, una rissa, un litigio, una storia d’amore: qualsiasi cosa attiri l’attenzione. Il GF è marketing, è marketing emozionale, è personal branding. Vediamo quest'ultimo. Il personal branding è lo strumento con cui si crea prima consapevolezza e successivamente si struttura la propria marca personale; ciò che viene detto, sentito e pensato a livello collettivo dalle persone su di voi e sui servizi che offrite, nella vostra vita privata e professionale. Con il personal branding si influenza l'utenza, attraverso esperienze da far vivere al cliente (Engagement marketing) o diventando capace di influenzare una comunità virtuale (si vedano gli influencer). «You’re branded, branded, branded, branded. [...] Everyone has a chance to learn, improve, and build up their skills. Everyone has a chance to be a brand worthy of remark». Ognuno di noi ha la possibilità di apprendere, migliorare e sviluppare le proprie capacità e tutti hanno la possibilità di essere un marchio degno di nota. Quando Alfonso Signorini ringrazia ciascun concorrente di esser stato “vero” nell’aver raccontato qualcosa di personale, mettendo in primo piano la persona e non il personaggio, diventa semplicemente un messaggero di engagement: trasferisce nello spettatore l’immagine del personaggio che stiamo seguendo, offrendoci “l’opportunità” di vederlo come uno di noi, mettendo a proprio agio il telespettatore, portando sullo stesso livello il concorrente della casa e me seduta sul divano a seguire le loro vicende. Il telespettatore, su 10 concorrenti in media, si immedesimerà in uno di loro, attraverso il racconto delle loro vite private, così come accade nei film, nelle serie o, perché no, nei libri. Esperimento sociologico o meno, con il passare del tempo, è diventato un vero e proprio fenomeno. Perché lo guardo? Perché imparo: imparo strategia di marketing, imparo le tecniche di storytelling, tecniche di editoria e soprattutto perché, aihime talvolta, è realmente lo specchio della nostra attuale triste società.

  • Una corsa al coraggio e tenacia.

    Fermezza e perseveranza nei propositi e nell'azione": tenacia. Una dote che si impara forse, oppure è innata. Molte volte oggi giorno ci si demoralizza e si perde di vista l’obiettivo che ognuno di noi si è posto. Non sempre le circostanze risultano favorevoli e spesso è più semplice dirsi e ripetersi “ci penso domani” piuttosto che prendere coscienza dei fatti, rimboccarsi le maniche e proseguire a testa alta sulla strada che si è scelti di intraprendere. "Forza d'animo connaturata, o confortata dall'altrui esempio, che permette di affrontare, dominare, subire situazioni scabrose, difficili, avvilenti, e anche la morte, senza rinunciare alla dimostrazione dei più nobili attributi della natura umana"; oppure "Sfacciataggine, impudenza": coraggio. Dipende dal carattere la sfacciataggine? Si impara facendosi strada nelle difficoltà? Non so rispondere a questa domanda. È una dote che a volte mi manca, ma che un po' alla volta, per "necessità virtù", sto facendo venir fuori nella vita lavorativa. Si è parlato tanto del perché e del come Elisabetta Franchi abbia detto quello che ha detto sulle donne e i lavori manageriali nella sua azienda. Molti sono stati i post che ho letto a tal riguardo. Due fazioni si sono fatte strada nel web: Pro-concetto: molte figure imprenditoriali hanno definito la Franchi coraggiosa, perché pubblicamente ha dichiarato cosa realmente accade in fase di una selezione all’interno di un’azienda; Abbasso Franchi: commenti sul suo modus operandi e visione arcaica ha inondato il mio LinkedIn. Non identificandomi in nessuna delle due fazioni, perché ritengo al 50% valide le entrambi fazioni, posso però affermare con certezza che è meglio un’azienda che non prende donne a lavorare (… forse eviterei la motivazione del “giro di boa”), piuttosto che quella che assume donne perché richiesto dallo stato per poter accedere ad incentivi; oppure assegnare ruoli di responsabilità a donne alle quali non chiederei nemmeno di andare a comprare il pane e il latte. Ebbene si! Ci vuole coraggio per scrivere queste cose e esprimerle, oggi. Da quando ho sedici anni ho lavorato con e per aziende grandi (…mooollto grandi) e mi sono confrontata con figure professionali (…negli ultimi anni) che non sapevano mandare una mail o non conoscevano terminologie tipo “brief”; che andavano in ansia per una rottura stock o per le linee guida del visual mch. Madre di due figli, attivamente operativa in due società, di cui burocraticamente compaio come CEO, ma per le quali ci dedico anima e corpo, mi sono ritrovata, per scelta e non per necessità, ad inviare la mia candidatura ad aziende medio-alte nel mondo del retail italiano ed essere scartata; mi dicono e mi ripetono, in famiglia, che è perché non ho quel pezzo di carta che stabilisce in un punteggio le mie capacità: la laurea o il master. Senza nulla togliere a chi ha speso la propria adolescenza e metà della fase adulta sui libri… tanto di cappello! Ma da un’azienda che ha tremilaottocento dipartimenti, mi aspetto che alla mail di confronto sul motivo della “non sei stato scelto per questa posizione, però ritenta sarai più fortunato”, quello delle Risorse Umane possa almeno rispondere, non subito, ma almeno rispondere, alla mail di chiarificazione sulle motivazioni per le quali il mio profilo non è stato selezionato. Poi, metto le mani nel fango, mi spacco la schiena e mi guardo attorno. Mi rendo conto che né alla mia squadra né a me mancano competenze e volontà. Ultimamente ci è stato chiesto di supportare un lavoro nella mia città. Serviva gestire, inizialmente, la parte più noiosa, ma necessaria di un qualsiasi progetto: la burocrazia italiana. Da un “minimo supporto”, siamo arrivati ad essere presenti on field attivamente e dover interfacciare con figure a noi omologhe; il delirio! Alcuni direbbero: “perché i napoletani hanno un senso innato nell’adattarsi”; forse è vero, ma è vero anche non si tratta di adattarsi, ma di aprire gli occhi e rendersi conto che alla base c’è qualcosa non va. Un progetto di milioni di euro gestito da personaggi che la professionalità e l’umiltà l’hanno dimenticata strada facendo. Sicuramente una strada che non mi appartiene. Se dipendenti pensanti vengono “parcheggiati” in posizioni stalla; se figure femminili in gamba vengono messe da parte perché vogliono dedicarsi anche alla vita da mamma; se il presidio sul territorio italiano è in mano di pochi e “gira e vota” sempre degli stessi; allora mi chiedo: voglio continuare così o c’è forse la necessità che io, come altri, inizino a dire la propria. E perché no: a raccontarla tutta! Il caos scatenato da Elisabetta Franchi, mi ha dato quella spinta a mettere su carta i miei quotidiani sfoghi casalinghi. Non si tratta di essere femminista o maschilista; forse sarebbe meglio utilizzare l’aggettivo #competentista. A prescindere dal tuo gender (perché cara Elisabetta i giri di boa ci sono anche per coppie gay…) se hai le competenze devi avere e pretendere dal tuo interlocutore di essere preso in considerazione, di essere ascoltato e sentito, di dimostrare con i fatti di essere idoneo o meno per approcciarti ad una nuova strada.

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