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  • giorgia dublino

Quando un saluto diventa un atto di ribellione.

2024: l'apice dell'interazione sociale si limita a un laconico "like" sotto un post e l'arte perduta del salutare fa capolino dal passato.

"Il saluto è degli angeli", recita un adagio che oggi sembra più un richiamo alla nostalgia che non una pratica vivente. Eppure, ci sono ancora pochi audaci che osano proferire un "buongiorno" nel silenzio della modernità.

Il saluto, un gesto semplice ma carico di storia, sembra quasi un eco da un passato in cui le persone si incontravano... di persona! Tanto tempo fa c’era un mondo non dominato da schermi luminosi ed il saluto era un modo per stabilire una connessione con chi ci stava intorno. Entrare in un luogo e annunciare la propria presenza con un "buongiorno" era un po' come dire "Ehi, vengo in pace, non ho intenzione di saccheggiare il villaggio". E quando si usciva, lanciare un "arrivederci" aveva il sapore di un "Grazie per non avermi cacciato con le forche". Questo antico rito del salutare, non era solo questione di buone maniere; era un vero e proprio segnale di radar sociale.

Entrare in un palazzo e tenere aperto il portone per qualcun altro, accompagnando il gesto con un gentile "prego", oggi è diventato quasi un atto sovversivo, in un mondo dove la cortesia è spesso considerata un optional!

Ci si dimentica che esiste una dimensione chiamata "qui e ora", popolata da altri esseri umani di carne ed ossa. Tuttavia, ogni "prego" non corrisposto, ogni portone tenuto aperto inaspettatamente, è solo un piccolo gesto di ribellione contro l'indifferenza e… nonostante tutto, un modo per mantenere vive le buone maniere.

C'è qualcosa di deliziosamente anarchico nell'essere gentili in un mondo che sembra aver dimenticato il significato della parola "gentilezza".

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