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  • giorgia dublino

Uno sguardo al Grande Fratello.

La maggior parte delle persone che conosco si sconvolgono quando dico loro di guardare, anche con grande interesse, il Grande Fratello. È un programma televisivo che nasconde dietro di sé una grande strategia, con un team che conosce e sa applicare le regole del marketing televisivo. Come le telenovelas e le serie tv, il GF non è nient’altro che una serie tv ambientata in una casa, la casa.

Ogni lunedì (serata della diretta) e pare il giovedì quest’anno, i telespettatori attendono il momento di rivedere o conoscere l’inciucio, le confessioni, i litigi; il team del “dietro gli specchi” del GF crea la giusta suspence da far rimanere incollati al divano per 4 ore circa i telespettatori, creando, sempre, interesse, curiosità, emozioni.

Una serie tv che varia da personaggio a personaggio, a seconda delle vicende della casa e dalle strategie che mutano di volta in volta per alzare l’audience. Ritengo che nessun programma televisivo in Italia riesca a mantenere alta l’audience a tale livello, facendoti rimanere sul divano anche durante la pubblicità (tanta, tantissima). La scorsa puntata ho messo “pausa” quando è stata lanciata la pubblicità: sono andata avanti di circa 6 minuti…

Tramite la persuasione e la capacità di creare emozioni, si scatenano sentimenti “reali”; i giocatori seppur manipolati sono guidati verso la strada di un pianto, una rissa, un litigio, una storia d’amore: qualsiasi cosa attiri l’attenzione. Il GF è marketing, è marketing emozionale, è personal branding.

Vediamo quest'ultimo. Il personal branding è lo strumento con cui si crea prima consapevolezza e successivamente si struttura la propria marca personale; ciò che viene detto, sentito e pensato a livello collettivo dalle persone su di voi e sui servizi che offrite, nella vostra vita privata e professionale. Con il personal branding si influenza l'utenza, attraverso esperienze da far vivere al cliente (Engagement marketing) o diventando capace di influenzare una comunità virtuale (si vedano gli influencer). «You’re branded, branded, branded, branded. [...] Everyone has a chance to learn, improve, and build up their skills. Everyone has a chance to be a brand worthy of remark». Ognuno di noi ha la possibilità di apprendere, migliorare e sviluppare le proprie capacità e tutti hanno la possibilità di essere un marchio degno di nota.

Quando Alfonso Signorini ringrazia ciascun concorrente di esser stato “vero” nell’aver raccontato qualcosa di personale, mettendo in primo piano la persona e non il personaggio, diventa semplicemente un messaggero di engagement: trasferisce nello spettatore l’immagine del personaggio che stiamo seguendo, offrendoci “l’opportunità” di vederlo come uno di noi, mettendo a proprio agio il telespettatore, portando sullo stesso livello il concorrente della casa e me seduta sul divano a seguire le loro vicende. Il telespettatore, su 10 concorrenti in media, si immedesimerà in uno di loro, attraverso il racconto delle loro vite private, così come accade nei film, nelle serie o, perché no, nei libri.

Esperimento sociologico o meno, con il passare del tempo, è diventato un vero e proprio fenomeno. Perché lo guardo? Perché imparo: imparo strategia di marketing, imparo le tecniche di storytelling, tecniche di editoria e soprattutto perché, aihime talvolta, è realmente lo specchio della nostra attuale triste società.

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