top of page
  • giorgia dublino

Il Ritmo Sarcastico delle Lancette.

Nella frenesia quotidiana, molti di noi si trovano ad affrontare sfide nella gestione del tempo, un elemento chiave per il successo e il benessere. Personalmente, mi ritrovo a non portare a termine alcuni lavori, consapevole fin dall'inizio che forse non saranno completati. Tuttavia, osservo con curiosità il contrasto con coloro che sembrano pianificare diligentemente le proprie giornate, apparentemente immersi in un costante impegno. Paradossalmente, però, spesso si ritrovano in ritardo o nel ciclico ritornello del "sto tornando" o “sto finendo”, che si trasforma, poi, in una lista di scuse. Mi sono imbattuta, anche, in risposte che giustificano il costante stato d'urgenza di molte persone, le cui affermazioni risultano essere "ci sono delle priorità, delle scadenze". Tuttavia, personalmente, trovo ironicamente che la mia unica scadenza tangibile sia quella relativa alla freschezza dei miei yogurt in frigorifero.

Questa apparente dicotomia tra le esigenze reali e le affermazioni di priorità mi spinge a scrutare più a fondo le dinamiche complesse che guidano la gestione del tempo in un mondo, per come dicono tutti, costantemente in movimento.

La prospettiva concettuale e psicologica sulla gestione del tempo evidenzia che il tempo in sé non è il fattore determinante, ma piuttosto come viene utilizzato. 

Cominciamo con una citazione motivante: "Non è il tempo che abbiamo, ma come lo usiamo, che determina ciò che realizziamo." - Lou Holtz. Il concetto che il tempo in sé non sia il fattore determinante, ma piuttosto come viene utilizzato, affonda le radici nella psicologia della gestione del tempo. Lou Holtz, attraverso la sua citazione, mette in luce il potere di dirigere consapevolmente le nostre azioni e decisioni nel tempo disponibile.

Da un punto di vista psicologico, la percezione del tempo è soggettiva e influenzata da fattori emotivi e cognitivi. La teoria dell'elasticità temporale suggerisce che la nostra percezione del tempo può variare in base all'esperienza e all'impegno mentale. Pertanto, dedicare attenzione e sforzi consapevoli a ciò che facciamo in un determinato periodo può estendere la nostra percezione di ciò che siamo in grado di realizzare.

Sfatando il mito della quantità di tempo, si mette in luce l'importanza di concentrarsi sulla qualità delle attività svolte. La psicologia della realizzazione e della gratificazione immediata può giocare un ruolo significativo: concentrarsi su compiti significativi può portare a una maggiore soddisfazione personale e, di conseguenza, a una percezione di successo.

La gestione efficace del tempo agisce come catalizzatore del successo poiché coinvolge anche la psicologia della pianificazione e dell'organizzazione. Creare una struttura temporale chiara e definire obiettivi concreti può ridurre lo stress e aumentare la motivazione, influenzando positivamente le nostre performance.

Dobbiamo, quindi, considerare il tempo non come un vincolo rigido, ma come una risorsa flessibile e modellabile attraverso scelte consapevoli.

Dopo ulteriori ricerche, ho fatto mia una “perla di saggezza”: "Le priorità sono non cosa tu fai, ma ciò che fai prima di tutto." Il concetto di priorità di Stephen R. Covey va oltre una semplice organizzazione delle attività quotidiane; si estende nella sfera più profonda delle nostre scelte e valori personali. Covey ci suggerisce di considerare la priorità come una questione di sequenza temporale e di dare la precedenza a ciò che è veramente significativo.

Dal punto di vista concettuale, questo principio si basa sulla teoria dell'effetto domino nelle decisioni. Identificando e dando priorità alle attività che hanno un impatto significativo sulla nostra vita, generiamo un effetto a catena positivo che si riflette in una maggiore soddisfazione personale e nel raggiungimento dei nostri obiettivi.

Psicologicamente, la pratica di dare priorità consapevolmente può contribuire a ridurre lo stress decisionale. L'idea di concentrarsi sulle cose più importanti prima di tutto è collegata al concetto di "carico cognitivo", dove la mente umana può affrontare solo un numero limitato di decisioni in un dato periodo. Prioritizzando, semplifichiamo il processo decisionale e creiamo un approccio più chiaro ed efficiente alle nostre attività. Inoltre, Covey sottolinea l'importanza di una riflessione continua sulle nostre azioni quotidiane. Questo aspetto psicologico invita a una forma di autoconsapevolezza che, nel contesto della gestione del tempo, si traduce in un'attenta valutazione delle attività che intraprendiamo. Questa riflessione può contribuire a modellare le nostre priorità in evoluzione, adattandole alle fasi diverse della nostra vita e alle sfide che incontriamo.

Nel mondo un po' pazzo della gestione del tempo, dove le priorità sembrano un rebus e le scuse volano in giro come polvere, ci ritroviamo a ballare tra le lancette dell'orologio.

In questo teatro dell'assurdo, dove le scadenze sono più liquide dei miei yogurt in frigo, la saggezza di Covey risplende sarcastica e ci chiediamo se le nostre azioni rispecchino davvero ciò che è "veramente significativo".

Il "carico cognitivo" suona più come una scappatoia elegante per dire "mi spiace, non posso occuparmene", e dedicare tempo a riflettere sulle nostre azioni sembra un lusso, ma forse è giunto il momento di considerare la gestione del tempo come un'arte un po' stravagante.

Qui, l'orologio assume il ruolo di uno spettatore sarcastico nel nostro perpetuo gioco di destrezza con il tempo.

Comments


bottom of page